Benvenuto su AISPEP - Associazione Italiana Sindromi Pelvico Prostatiche

Menu Principale
· Home
· Articoli
· Commenti
· Downloads
· Raccomandaci
· Sondaggi
· Statistiche iscritti
· Web Links

In risalto
· Questionari · Sostienici
· Forum AISPEP
· Vecchio forum Yahoo

Dallo Staff
· Chi siamo
· Statuto
· Contattaci
· Istruzioni per l'uso
· Ringraziamenti

Un secolo di storia e nuovi orizzonti

Inviato il 18/11/04 ore 21:11 da aispep
Classificazione ed epidemiologia
Nonostante che le infiammazioni croniche della ghiandola prostatica fossero già state diagnosticate più di un secolo fa, il progresso della conoscenza scientifica sulle cause che determinano tale patologia ha avuto un cammino molto lento e tortuoso. Per questo motivo la prostatite cronica è stata definita dagli stessi urologi come il cestino dei rifiuti dell'ignoranza medica.

Il dolore prostatico cronico è stato diagnosticato dai medici già a partire dalla fine del 1800. Le cause di questa patologia venivano ricondotte esclusivamente a ripetuti traumi della zona perineale o ad una condotta di vita sessuale sregolata. Nell'era pre-Pasteur, cioè prima della scoperta e della diffusione dei farmaci antibiotici, un'infezione prostatica rappresentava una seria patologia che poteva nei casi piu gravi condurre il malato anche fino alla morte.

Durante l'era Pasteur, con l'introduzione degli antibiotici e l'importante scoperta dell'origine microbica di molte malattie, gli urologi si convinsero che la causa delle infiammazioni prostatiche fosse di origine batterica. Utilizzando le nuove tecniche di microscopia e di coltura cellulare, negli anni '20-'30 numerosi ricercatori confermarono la presenza di batteri nel liquido seminale e nel secreto prostatico (per lo più batteri gram-positivi come Staphyilococcus e Streptococcus) e furono sempre più convinti di aver trovato la causa della patologia.

Tuttavia, nonostante l'introduzione dei nuovi farmaci antibiotici ed il debellamento di diverse patologie di origine batterica, gli studiosi si accorsero ben presto degli scarsi risultati ottenuti con le sindromi prostatiche. La scoperta della presenza di numerosi batteri ritenuti patogeni anche in pazienti asintomatici, fece capire che gli antibiotici non rappresentavano la completa risoluzione del problema, e che altre cause, oltre a quella infettiva, dovevano essere indagate. Negli anni successivi (‘40-‘50) furono introdotte altre tecniche terapeutiche oggi ancora utilizzate, come l'applicazione di calore e correnti elettriche, massaggi prostatici, iniezione diretta di antibiotici nell'uretra o nella prostata, senza tuttavia ottenere sufficienti benefici nel trattamento dei sintomi dolorosi.

Negli anni '60, due ricercatori, Meares e Stamey, sentirono per primi la necessità di classificare le diverse affezioni prostatiche ed introdussero un importante metodo diagnostico per evidenziare infezioni batteriche delle medio-basse vie urinarie. The four glass test (test dei quattro bicchieri) consisteva nella raccolta di quattro diversi campioni: urine primo getto, urine del getto intermedio, secreto prostatico tramite massaggio prostatico, e urine post-massaggio prostatico. La determinazione di batteri o la presenza di un elevato numero di leucociti nei diversi campioni raccolti poteva essere utilizzata per una diagnosi differenziale di uretrite, cistite o prostatite. Inizialmente adottato con grande entusiasmo, il test è stato lentamente abbandonato dalle successive generazioni di urologi, sia per la difficoltà tecniche e per gli alti costi, sia perché l'esito dell'analisi non modificava sostanzialmente la scelta della terapia.
La storia contemporanea della prostatite inizia nel 1978, quando il Dr. G.W. Drach ed alcuni suoi collaboratori in una lettera al Journal of Urology evidenziarono la necessità di un approccio sistematico nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti affetti da prostatite cronica. Questi ricercatori proposero il seguente sistema di classificazione delle sindromi prostatiche:

CategoriaDiagnosi
IProstatite acuta batterica
IIProstatite cronica batterica
IIIProstatite cronica abatterica
IVProstatodinia

La prostatite acuta batterica risulta caratterizzata dalla presenza di batteri nelle urine o nel secreto prostatico e da sintomi acuti di infezione delle vie urinarie (febbre elevata, bruciore uretrale, sintomi ostruttivi). Poiché la diagnosi ed il trattamento di tali pazienti risultava relativamente semplice, poco interesse è stato rivolto dai ricercatori verso questa patologia. La prostatite cronica batterica era invece caratterizzata da ricorrenti episodi di infezione delle vie urinarie, spesso causate dallo stesso tipo di microrganismo. Le due restanti categorie non erano invece associate alla presenza di batteri: i pazienti affetti da prostatite cronica abatterica presentavano una sintomatologia variabile, con la presenza di uno stato infiammatorio rilevabile nel secreto prostatico, mentre quelli affetti da prostatodinia, pur avendo sintomi simili, non presentavano alcun segno di infiammazione del secreto prostatico. Purtroppo fu subito chiaro che la maggiorparte dei pazienti con sintomatologia prostatica rientravano nelle ultime due categorie (più del 90%), provocando un forte senso di frustrazione sia nei medici che nei pazienti, di fronte alla mancanza di una terapia adeguata.

E arriviamo agli anni recenti, dove per opera di un gruppo di lodevoli ricarcatori stranieri si assiste ad un radicale cambiamento nello studio delle sindromi prostatiche. I recenti dati sulla forte diffusione delle sindromi prostatiche negli uomini nella fascia di età compresa tra i 18 e 75 anni ed il forte impatto che tale patologia determina sulla qualità di vita dei pazienti (paragonabile secondo recenti studi a quella di persone che hanno subito un infarto del miocardio o che soffrono di diabete mellito) fa aumentare l'interesse degli studiosi nella ricerca di nuove cure, stimolati ed incoraggiati anche da finanziamenti provenienti sia da enti pubblici che privati. Si può tranquillamente affermare che il progresso delle conoscenze scientifiche registrato negli ultimi dieci anni sia stato quantomeno al pari di quello ottenuto durante tutto il secolo precedente.

Nel 1995 il National Institutes of Health, propone un nuovo sistema per la diagnosi e la classificazione dei pazienti, basato sia su analisi batteriologiche e citologiche di campioni sia, cosa che rappresenta una forte novità, su un'attenta valutazione dei sintomi.

Categoria Descrizione Sintomi
CATEGORIA I
(Prostatite acuta batterica, ABP).
Infezione acuta della ghiandola prostatica. Febbre elevata associata con dolenza dell'area perineale o sovrapubica, disuria e difficoltà ad urinare.
CATEGORIA II
(Prostatite cronica batterica, CBP)
Infezione cronica della ghiandola prostatica. Ricorrenti infezioni delle medio-basse vie urinarie, frequentemente associate con dolore perineale e/o difficoltà alla minzione.
CATEGORIA IIIA
(infiammatoria, CPPS).
Presenza di un elevato numero di leucociti nel secreto prostatico, nell'urina o nello sperma dopo massaggio prostatico. Dolore cronico dell'area pelvica in assenza di un'infezione batterica del tratto genito-urinario.
CATEGORIA III b
(Sindrome dolorosa cronica del plesso pelvico, CPPS).
Basso o assente numero di leucociti nel secreto prostatico, nell'urina o nello sperma dopo massaggio prostatico. Dolore cronico della zona perineale e sovrapubica, dolenza tesicolare e del pene, dolore prima o dopo l'eiaculazione, disuria e sintomi ostruttivi durante la minzione.
CATEGORIA IV
(infiammatoria asintomatica, AIP).
Presenza di leucociti e/o batteri nel secreto prostatico, nell'urina e nello sperma dopo massaggio prostatico. Asintomatica.

Le categorie I e II della classificazione del NIH non presentano sostanziali differenze rispetto alla classificazione di Drach del 1978. Per quanto riguarda la categoria III viene invece introdotto il termine Chronic Pelvic Pain Syndrome (CPPS), ovvero sindrome dolorosa cronica del plesso pelvico, indicando che la sintomatologia dolorosa può non essere strettamente causata da anomalie della ghiandola prostatica. La categoria III, che racchiude la maggiorparte dei pazienti sintomatici, è a sua volta suddivisa in infiammatoria o non infiammatoria, a seconda del livello dei leucociti presenti nel secreto prostatico, nelle urine post massaggio prostatico e, differentemente dalla precedente classificazione, anche nel liquido seminale. La categoria IV introduce una nuova classe di pazienti caratterizzati dall'essere asintomatici, nonostante la presenza di segni di infiammazione, spesso rilevata durante la valutazione di altre patologie come ad esempio a seguito di una biopsia prostatica eseguita per verificare un anomalo aumento del valore del PSA (antigene prostatico). Contemporanemente alla nuova classificazione il NIH propone un questionario (NIH-CPSI, National Institute of Health - Chronic Prostatitis Symptom Index) per la valutazione dei sintomi, suddivisi i tre diverse aree: dolore, disturbi urinari, ed impatto sulla qualità della vita. Il questionario, subito molto apprezzato dalla comunità urologica, ha consentito la realizzazione di studi epidemiologici su larga scala, il confronto tra pazienti affetti da prostatite cronica e pazienti sani e, soprattutto, ha fornito un fondamentale parametro per la valutazione delle diverse pratiche terapeutiche adottate.

La forte prevalenza di pazienti classificati nella categoria IIIa o IIIb porta numerosi ricercatori verso una visione non prostatocentrica delle sindromi prostatiche, allargando lo studio delle cause anche a fattori traumatici, neuromuscolari, ed immunologici. Il progresso delle conoscenze mediche e la disponibilità di nuove metodiche diagnostiche (come le tecniche di biologia molecolare) consentiranno di compiere ulteriori passi verso la comprensione delle cause delle malattia.

Non possiamo certo pensare che la definitiva cura della malattia possa essere dietro l'angolo, ma nei prossimi anni le persone affette dalle sindromi prostatiche potranno forse contare su una maggiore collaborazione da parte del mondo medico, sempre più consapevole dell'importanza di una malattia reale, che provoca un forte impatto sulla qualità di vita delle persone che ne sono affette. E' speranza e compito di tutti noi far si che questo nuovo "sentiment" sbocciato oltre oceano possa giungere al più presto anche in Italia.
 
Links Correlati
· Altri di Classificazione ed epidemiologia
· Articoli da aispep


Articolo più letto relativo a Classificazione ed epidemiologia:
Un secolo di storia e nuovi orizzonti


Vota questo articolo
Punteggio medio: 4.23
Voti: 55


Per favore prenditi un secondo e vota per questo articolo:

Eccezionale
Molto buono
Buono
Così così
Scarso



Opzioni

 Pagina Stampabile  Pagina Stampabile

 Invia questo Articolo ad un Amico  Invia questo Articolo ad un Amico




Tutti i loghi e i marchi sono dei rispettivi proprietari. I commenti sono di chi li posta, tutto il resto © 2004 aispep.it.
Sito realizzato con PHP-Nuke. Tutti i diritti riservati. PHP-Nuke è software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
Generazione pagina: 0.078 Secondi