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Aspetti psicologici della prostatite

Inviato il 05/03/05 ore 14:03 da aispep
Sintomatologia
Gli aspetti psicologici dei pazienti affetti da sindromi prostatiche devono esser considerati un fattore importante sia nella ricerca delle cause che nella scelta dell'iter terapeutico. La natura cronica della patologia determina forti implicazioni di carattere psicologico, causati dal perdurare della sintomatologia.

Infatti, mentre il paziente affetto da prostatite acuta, a seguito di un'opportuna cura, riesce in breve tempo a ritornare in uno stato di piena salute, manifestando gratitudine nei confronti del medico che lo ha curato, un paziente affetto da sindromi prostatiche deve spesso convivere per periodi più o meno lunghi con una sintomatologia invalidante, con inevitabili conseguenze sullo stato di salute mentale. Il paziente tende a perdere fiducia nel medico, manifestando la propria insoddisfazione per la mancanza di esiti positivi delle terapie effettuate. In alcuni casi i pazienti cominciano anche a convincersi di avere patologie occulte di maggiore gravità, come ad esempio delle neoplasie, con frequente peggioramento del quadro sintomatologico. Allo stesso tempo anche il medico tende a manifestare il proprio scontento per l'incapacità di curare il paziente, talvolta cercando di liberarsi del difficile paziente. La maggior parte dei medici trova difficoltà nell'ammettere di non riuscire a curare un paziente, preferendo asserire che il paziente è "fisicamente" sano e che il perdurare della sintomatologia è causata dal suo stato psicologico. Al che viene spontaneo chiedersi: i problemi psicologici sono una causa od una conseguenza delle prostatiti croniche? Probabilmente entrambe le alternative hanno un fondo di verità, anche se è decisamente più probabile che comportamenti di natura depressiva vengano causati dal protrarsi di uno stato di salute decisamente inaccettabile.

La correlazione tra fattori psicologici e prostatite cronica è stata oggetto di studio già a partire dalla prima metà dello corso secolo. Alcuni studiosi ipotizzarono che i tratti della personalità fossero coinvolti nella patologia e che avessero un ruolo importante nel manifestarsi della sintomatologia. In generale, le persone affette da patologie urologiche tendono ad esibire un ampio spettro di problemi psichiatrici e molti pazienti psichiatrici manifestano spesso patologie a carico dell'apparato genito-urinario. Questo tende a rafforzare negli urologi l'idea che un paziente "neurotico" manifesti una più elevata sintomatologia dolorosa. Successivamente altri studiosi descrissero i pazienti affetti da prostatite cronica come affetti da una psiconeurosi, introducendo il termine di neurosi prostatica. Disordini neurotici come ansia, depressione, paure ed insicurezze si manifestano in molti malati di prostatite cronica, senza una precisa correlazione con i risultati delle analisi urologiche. Test di tipo psicodinamico e psicologico non evidenziano alcuna differenza tra i pazienti affetti da una prostatite di tipo batterica da quelli con una prostatite provocata da problemi non di natura organica.

Secondo alcuni studiosi la prostata potrebbe essere una specie di organo bersaglio di patologie causate da stress. Quando il sistema nervoso viene stimolato dallo stress, tutti gli organi del corpo ne risentono, ma alcuni in modo più marcato di altri. Alcune prove effettuate sulle fibre nervose che rivestono il tessuto prostatico hanno evidenziato che una loro stimolazione produce emissione di secreto prostatico e contrazione della muscolatura prostatica. Tutto ciò portò Meares, uno dei più importanti studiosi di prostatiti, ad ipotizzare che i pazienti che rientrano nei criteri stabiliti per la classificazione della prostatodinia (affezione prostatica abatterica) avessero avuto in passato disturbi a carico della sfera emotiva, suggerendo che lo stress potesse agire da trigger (evento scatenante) della patologia. Lo stress in ogni caso è sicuramente un potente fattore nello sviluppo e nel perdurare dei sintomi prostatici e deve quindi essere ben tenuto di conto nei casi in cui i sintomi assumono un carattere cronico. L'adozione di regimi di vita più regolari o l'utilizzo di particolari tecniche di rilassamento possono in certi casi rappresentare il miglior farmaco a disposizione, privo oltre tutto di effetti collaterali indesiderati.
 
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