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Dieta e probiotici

Inviato il 16/03/06 ore 19:03 da aispep
Terapie
Dott.ssa Clara Granatieri
Ambulatorio Territoriale di Medicina Interna, A.O. ICP di Milano


La flora microbica normalmente si impianta e si sviluppa nell’intestino dell’ospite in forma simbiotica, per cui si adatta in modo stabile a coesistere nell’ecosistema che caratterizza ciascun individuo. Numerose condizioni possono modificare la composizione della microflora: età, menopausa, stile di vita, acidità gastrica, motilità intestinale, dieta, infezioni, sistema immunitario, farmaci.

L’alimentazione influenza la composizione della flora batterica già al momento della prima colonizzazione nel neonato. Infatti il latte materno induce l’adesione e la crescita di microrganismi saccarolitici gram +, lattobacilli, bifidobatteri, anaerobi, mentre il latte vaccino e quello artificiale favoriscono la crescita dei gram -, bacteroides ed e.coli. Il cambiamento più evidente è quello che avviene con lo svezzamento, quando si passa da una dieta liquida, costituita da lattosio, lipidi e proteine del latte facilmente assimilabili, a cibi solidi, molto vari tra loro.

I Bifidobatteri sono i maggiori costituenti (10 % del totale) della flora intestinale di bambini e giovani adulti sani. Nell’anziano diminuisce il numero di bifidobatteri, mentre aumentano i Clostridi. Le popolazioni microbiche del tratto gastro-enterico sono quindi in equilibrio dinamico con le abitudini dietetiche e l’immunità dell’ospite. L’ecosistema batterico, una volta costituito, tende ad autoregolarsi. Normalmente il pH intestinale viene mantenuto acido dalla continua formazione di acidi grassi volatili da parte dei microrganismi.

Piccole variazioni dietetiche hanno scarsi effetti sulla composizione della flora batterica, mentre cambiamenti importanti quali il digiuno o pasti esclusivamente carnei o vegetali possono creare modificazioni delle popolazioni microbiche. Una dieta ricca di proteine produce una maggiore produzione di ammoniaca (NH3) che alcalinizza il contenuto intestinale. Una dieta ipoproteica invece può favorire un intrappolamento di azoto da parte dei batteri, che così lo sottraggono all’ospite. Diete ricche di carne e povere di fibre incrementano l’attività enzimatica di beta-glicuronidasi, azoreduttasi e nitroreduttasi nei batteri intestinali. Diversamente, in soggetti che ingeriscono molte fibre sono maggiori gli enzimi batterici di degradazione polisaccaridica. Diete ricche di grassi selezionano batteri più attivi nel deidrossilare gli acidi biliari. La dieta ideale per mantenere in condizioni ottimali la flora batterica intestinale è ovviamente una dieta varia, che comprenda verdura e frutta (5 porzioni al giorno, come raccomandato dal Ministero della Salute).

Per quanto riguarda i supplementi che offrono le aziende farmaceutiche, abbiamo a disposizione prebiotici e probiotici, che possono rappresentare un mezzo efficace per il mantenimento dell’omeostasi della flora microbica intestinale e per prevenire la disbiosi da antibiotici. Il termine “probiotico” (deriva dal greco e significa “per la vita”) è stato utilizzato per la prima volta nel 1974 e sostiene la teoria formulata dallo scienziato russo Metchnikoff che afferma che il consumo di grandi quantità di alimenti contenenti batteri benefici, come i Lattobacilli, prolunghi la vita.

I bifidobatteri ed i lattobacilli rientrano tra le specie batteriche predominanti nelle microflore intestinali, e sono inoltre tra i principali responsabili del loro equilibrio e della loro stabilizzazione. Producono acido lattico, contribuendo a regolare il pH locale e producono batteriocine che svolgono un’azione contro i potenziali patogeni. I risultati di numerosi studi dimostrano che le infezioni intestinali possono essere prevenute o curate con bifidobatteri e lattobacilli. La somministrazione orale di lattobacilli è risultata utile sia nelle vaginiti batteriche e micotiche che nelle infezioni delle vie urinarie. L’effetto dei lattobacilli è determinato da un lato dalla normalizzazione della flora intestinale e dall’altro dalla maggior formazione di immunoglobulina A nella mucosa intestinale.

La somministrazione orale di bifidobatteri e lattobacilli ripristina le alterazioni della flora indotte dagli antibiotici, quindi in corso di terapia antibiotica per una prostatite è molto utile associare un probiotico. I probiotici possono essere contenuti negli alimenti o in differenti formulazioni farmaceutiche liquide o solide.

Secondo le linee guida elaborate dal Ministero della Salute, per “alimenti probiotici” si intendono quegli alimenti generalmente fermentati che contengono in numero sufficientemente elevato microrganismi vivi ed attivi in grado di raggiungere l’intestino ed esercitare un’azione di equilibrio sulla microflora intestinale mediante colonizzazione diretta.

Per promuovere e mantenere la crescita dei bifidobatteri occorre aggiungere sostanze “bifidogenetiche” o “bifidotrofiche” denominate “prebiotici”. I prebiotici sono sostanze componenti di alimenti, non digeribili nel tratto intestinale superiore, in grado di stimolare selettivamente e con effetti favorevoli sulla salute, la crescita e l’attività di bifidobatteri e lattobacilli. Questi ceppi batterici sono in competizione con quelli potenzialmente pericolosi (stafilococchi, clostridi, proteus, pseudomonas). Prebiotici sono gli oligofruttosi o frutto-oligo-saccaridi (F.O.S.), derivati vegetali per idrolisi dell’inulina ed i disaccaridi sintetici derivati dal latte vaccino, lattulosio e lattitolo.

Alcune sostanze come il raffinoso, lo stachioso, le maltodestrine e derivati della soia sembrano possedere qualità prebiotiche. Il lattulosio e il lattitolo agiscono prevalentemente inibendo lo sviluppo della flora proteolitica e quindi favorendo lo sviluppo dei lattobacilli. L’inulina induce un significativo aumento dei bifidobatteri e ne potenzia l’attività. I suoi derivati, i F.O.S. (ricavabili da banana, aglio, cipolla, miele, orzo, segale, frumento, pomodoro, porro, carciofo, zucchero non raffinato) promuovono, stimolano e stabilizzano la proliferazione dei probiotici.

E’ chiaro che l’associazione prebiotico + probiotico dà risultati ottimali, ripristinando l’equilibrio della flora e stimolando le funzioni della mucosa intestinale. Sono state effettuate numerose sperimentazioni cliniche con varie associazioni batteriche per migliorare i risultati, soprattutto a livello immunitario. Sono stati utilizzati preparati contenenti enterococchi e colibatteri inattivati e lisati di Escherichia coli vivi con risultati positivi. E’ stato analizzato l’effetto degli enterococchi sulla liberazione di citochine da parte degli immunociti. E’ risultato che gli enterococchi stimolano la liberazione di interleuchina 1B e di interleuchina 6 in maniera diretta e a seconda della dose. I linfociti B a riposo sono attivati dalla successiva cascata immunitaria, determinando la proliferazione ed il conseguente innalzamento della sintesi di IgA. L’attivazione del sistema immunitario delle mucose è documentata dal successivo aumento di immunoglobuline secretorie (sIgA).

I risultati di questi studi dimostrano che preparati contenenti enterococchi ed E.coli, somministrati per via orale sono efficaci su tutti i componenti dell’immunità cellulare ed umorale e sono sicuri. Considerato quindi che potenziano le attività immunoregolatorie e permettono di curare in maniera efficace le infezioni associate alle mucose, abbiamo ritenuto utile trattare i pazienti affetti da prostatiti croniche anche con questi prodotti. I risultati sono incoraggianti e ci stimolano a continuare.
 
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