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Il punto di vista internistico: Ruolo del dismicrobismo intestinale

Inviato il 16/03/06 ore 20:03 da aispep
Eziologia
Dott.ssa Clara Granatieri
Ambulatorio Territoriale di Medicina Interna, A.O. ICP di Milano


Esiste una stretta correlazione tra buona funzionalità intestinale e salute. E’ scientificamente dimostrato che la flora batterica svolge un ruolo importante nell’organismo. Nell’intestino umano risiedono circa 500 specie batteriche diverse, che variano nei differenti tratti intestinali. Il tenue è colonizzato prevalentemente da lattobacilli, enterobatteri ed enterococchi (fino a 1 miliardo di germi per ml). Nel colon invece dominano i batteri anaerobici, come bacteroides e bifidobatteri, con una densità superiore, di 100-10.000 miliardi per ml.

La maggior parte dei batteri che colonizzano l’organismo umano ha effetti positivi sulle funzioni fisiologiche. In sintesi questi effetti consistono nella creazione di una barriera microbica, nel potenziamento del sistema immunitario, nell’effetto sulla motilità intestinale e sull’epitelio ed infine nella produzione di vitamine. Tra epitelio e microbi infatti si verificano interazioni dinamiche.

I batteri possiedono apparati con cui possono ancorarsi alla superficie epiteliale: fimbrie, fibrille, proteine di membrana, lipopolisaccaridi, lipooligosaccaridi ed acido lipoproteico (adesine). E sulla superficie delle cellule epiteliali si riscontrano i recettori adatti, che favoriscono la formazione, sulla superficie della mucosa, di una pellicola difensiva dinamica, in grado di trasmettere segnali che inducono trasformazioni cellulari. La mucosa intestinale infatti è una superficie limite estremamente dinamica, attraverso cui si svolgono numerosissimi scambi. I germi intestinali quindi, competono per i siti di adesione alla mucosa intestinale con i batteri esogeni, a cui inoltre sottraggono sostanze essenziali per le necessità trofiche, ed inibiscono la loro crescita con la produzione di acidi organici, soprattutto volatili, e di altre sostanze come le batteriocine e l’acqua ossigenata, nonché con la deconiugazione dei sali biliari.

E’ quindi intuibile che qualunque modificazione di questa barriera dinamica creata dalla flora microbica normalmente presente nel nostro intestino favorirà il prevalere dei germi patogeni che avranno così la possibilità di penetrare nell’organismo col meccanismo della “traslocazione batterica”. Si tratta del passaggio attraverso la mucosa integra di germi vitali, che sono in grado di svilupparsi nel sangue e in organi a distanza. Questi batteri patogeni infatti attraversano la mucosa intestinale, raggiungono il peritoneo, il circolo ematico o quello linfatico, i linfonodi mesenterici e da lì organi distanti, come per esempio la prostata. Si tratta soprattutto di gram negativi: E.Coli, Enterobacter, Klebsiella pneumoniae, Proteus mirabilis e Pseudomonas.

La flora batterica intestinale oltre a svolgere questa azione di barriera contro i patogeni esercita anche una stimolazione immunitaria. La dimostrazione della stimolazione e differenziazione degli organi linfatici svolta dalla microflora intestinale viene dagli studi effettuati sugli animali axenici (non in grado di difendersi efficacemente dalle infezioni), per i quali l’associazione con i microrganismi patogeni è letale. Negli animali axenici alcuni componenti fondamentali del sistema immunitario sono sottosviluppati e quindi funzionano solo limitatamente o addirittura non funzionano affatto: in particolare il sistema delle mucose è formato in maniera rudimentale. Particolarmente alterato è proprio il tessuto linfatico intestinale: i canali linfatici della parete intestinale sono appena accennati o del tutto assenti. Le placche del Payer ed i follicoli linfatici sono rimpiccioliti ed i linfociti T intraepiteliali fortemente ridotti. L’efficacia degli immunociti è molto ridotta o del tutto assente; le immunoglobuline nel siero sono estremamente ridotte.

Alla luce di questi studi sperimentali è possibile affermare che la struttura ed il funzionamento di tutti i componenti del sistema difensivo umano dipendono dai batteri presenti nei vari distretti della cute e delle mucose, e soprattutto nell’intero tratto intestinale. La flora intestinale svolge un ruolo anche nella digestione degli alimenti, infatti possiede un corredo enzimatico che è in grado di trasformare gran parte delle sostanze che giungono nel canale digerente con i cibi, la saliva, il succo gastro-duodenale e pancreatico e la bile.

L’attività enzimatica estremamente complessa dei batteri comprende proteinasi, deossiribonucleasi, lipasi, diastasi, enzimi che interagiscono quindi con ogni substrato che transita nell’intestino. Alcune attività enzimatiche sono interne alla cellula e necessarie al suo metabolismo, mentre altre vengono liberate all’esterno e quindi diventano attive sulle sostanze presenti nel lume intestinale e sulle cellule della mucosa. Così alcuni enzimi svolgono funzioni fisiologiche nei processi digestivi, altri influenzano le funzioni endocrine, la carcinogenesi, il metabolismo dei farmaci, degli acidi biliari, delle vitamine, dei pigmenti.

Considerata quindi questa simbiosi esistente tra l’organismo umano e la flora batterica è logica conseguenza ritenere che una disbiosi, quindi una alterazione della normale composizione batterica intestinale possa essere perlomeno una concausa in una patologia quale la prostatite. E’ sulla base di questa considerazione che nelle prostatiti croniche giunte alla nostra osservazione abbiamo ritenuto indispensabile agire anche con una terapia che ricostituisse una normale composizione della flora batterica.
 
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