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Esami diagnostici

Inviato il 07/11/04 ore 21:11 da aispep
Metodiche diagnostiche
Elenchiamo i principali esami diagnostici che possono venir prescritti ai pazienti affetti da prostatite cronica.

Urinocoltura

E' un esame che serve per evidenziare infezioni a carico dell'uretra e della vescica. Si effettua tipicamente al mattino, raccogliendo le urine in un contenitore sterile dopo aver accuratamente lavato i genitali con un opportuno detergente. Occorre scartare il primo getto delle urine prima di procedere alla raccolta. Tipicamente si ricercano germi comuni e miceti. Alcuni centri effettuano anche l'esame del primo getto delle urine, che va raccolto in un contenitore a parte, su cui si effettuano la ricerca di micoplasmi urogenitali e la ricerca con metodo PCR di alcuni importanti patogeni quali Chlamidya trachomatis, Gonococco e HPV. Nel caso non si possa consegnare il campione da analizzare al laboratorio entro un paio d'ore, è consigliabile conservarlo in frigorifero a +5 C°, ovvero negli scomparti che si trovano più in basso. Importante: è opportuno effettuare questo esame a distanza di almeno 10 giorni dall'ultima eventuale terapia antibiotica.

Esame citologico delle urine

L'esame citologico delle urine ha come principale indicazione la ricerca di cellule neoplastiche derivanti da tumori della vescica, delle vie escretrici urinarie e dei reni. Aumento della frequenza urinaria, disuria, dolore al pene o alla vescica sono sintomi che possono richiedere la valutazione di parametri citologici. Dopo opportuna pulizia dei genitali, raccogliere le seconde urine del mattino in un recipiente e consegnare il campione entro due ore dalla raccolta. E' consigliabile bere almeno un litro di acqua il giorno prima della raccolta, che facilità il distacco di un maggior numero di cellule dalla vie urinarie.

Spermiocoltura

La spermiocoltura consiste nell'analizzare la possibile presenza di batteri o altri microrganismi patogeni all'interno del liquido seminale. Tipicamente si ricercano germi comuni e micoplasmi urogenitali, ma alcuni centri effettuano anche la ricerca con metodo PCR di alcuni importanti patogeni quali Chlamidya trachomatis, Gonococco e HPV. In caso positivo al referto viene normalmente associato un antibiogramma che indica a quale antibiotico il microrganismo in questione risulta più sensibile. Un esito negativo non esclude la presenza di un'infezione in quanto nel seme ci sono sostanze che possno bloccare la crescita batterica in laboratorio. Il test risulta necessario quando il paziente lamenta dolore e/o bruciore alla zona perineale, al pene o ai testicoli, possibili sintomi di infezione delle vie genitali maschili. La raccolta del campione deve essere fatta per masturbazione dopo un'astinenza di circa 5-7 giorni. Prima di raccogliere lo sperma il paziente deve urinare, dopodiché deve lavarsi le mani ed il pene con un detergente ed risciacquare abbondantemente per rimuovere il sapone. Il contenitore del liquido seminale deve essere sterile e può essere acquistato in una qualsiasi farmacia; il tempo intercorrente tra la raccolta dello sperma e la consegna del campione non deve superare le tre ore. Importante: è opportuno effettuare questo esame a distanza di almeno 10 giorni dall'ultima eventuale terapia antibiotica.

Tampone uretrale

E' un esame che evidenzia infezioni a carico dell'uretra. Si ricercano di solito germi comuni, micoplasmi urogenitali e Chlamydia trachomatis, quest'ultima con varie tecniche, la più sofisticata delle quali è senz'altro la tecnica PCR. Ogni tipologia di germi necessita di un tampone a sé, quindi tipicamente si introducono nell'uretra due o tre diversi tamponi dando luogo a campioni distinti da analizzare. L'esame va eseguito la mattina prima di aver urinato o dopo alcune ore dall'ultima minzione, e può risultare leggermente fastidioso. E' sconsigliato applicarsi i tamponi da soli, meglio rivolgersi ad un laboratorio provvisto di personale adibito al prelievo. Importante: è opportuno effettuare questo esame a distanza di almeno 10 giorni dall'ultima eventuale terapia antibiotica.

Test di Meares e Stamey

Il test di Meares and Stamey è un'accurata analisi diagnostica utilizzata per evidenziare e localizzare un'infezione delle basse vie urinarie. La tecnica si basa sulla raccolta di quattro diversi campioni:
  1. Primo getto urinario (VB1)
  2. Getto urinario intermedio (VB2)
  3. Secreto prostatico mediante massaggio (EPS)
  4. Campione di urina post massaggio (VB3)
Vedi Fig. 1.

I diversi campioni vengono quindi seminati su diversi terreni di coltura. La presenza di batteri o di leucocitosi in VB1 è indice di un'uretrite, in VB2 evidenziano una cistite, mentre in EPS conducono ad una diagnosi di prostatite. Nel caso in cui non si osservi alcuna presenza di batteri ma un elevato numero di leucociti in EPS e VB3 si parla invece di infiammazione prostatica o prostatite abatterica. Una variante del test di Meares and Stamey è rappresentata dal test pre-massaggio e post-massaggio (PPMT), dove i campioni analizzati sono soltanto il mitto intermedio di urine ed un secondo campione di urine raccolto dopo l'effettuazione di un accurato massaggio prostatico. Questa versione semplificata risulta più facilmente gestibile e richiede costi minori. Il test di Meares and Stamey, anche se poco utilizzato dagli urologi italiani e stranieri, è considerato comunque una delle principali metodiche per evidenziare infezioni delle vie urogenitali.

Spermiogramma

Il liquido seminale normale è una sospensione di spermatozoi della secrezione dei testicoli e degli epididimi, a cui si aggiunge al momento della eiaculazione la secrezione di prostata, vescichette seminali e ghiandole bulbo-uretrali. L'esame di tale liquido fornisce importanti informazioni relative alle condizioni cliniche del soggetto, con particolare attenzioni ai problemi di sterilità. Lo spermiogramma serve ad evidenziare le varie componenti e le varie caratteristiche dello sperma al fine di dare un giudizio sulla fertilità e sullo stato di salute di tutto l'apparato genitale. I parametri più comuni che vengono misurati sono il pH, la viscosità, il tempo di fluidificazione (in caso di flogosi prostatica questi tre valori possono aumentare rispetto a quelli di riferimento), il numero di spermatozoi per ml (valori bassi possono essere indice di malfunzionamento dei testicoli ad esempio per problemi legati al varicocele), la percentuale di forme normali, la percentuale di motilità degli spermatozoi (possono diminuire in caso di flogosi prostatica), la concentrazione dei leucociti per ml di sperma (può aumentare in caso di flogosi prostatica). E' necessario consegnare il campione al laboratorio entro mezz'ora dalla raccolta (spesso si esegue presso lo stesso centro di analisi) trasportandolo in appositi contenitori termici. Per quanto riguarda la preparazione all'esame, valgono gli stessi accorgimenti da adottare per la spermiocoltura. Inoltre, si devono osservare non meno di tre e non più di cinque giorni di astinenza sessuale prima del prelievo. E' consigliabile ripetere l'esame a distanza di uno-due mesi, anche se il primo esame ha dato esito negativo e cioè se è normale. L'esame viene fatto ripetere perché il liquido seminale è sensibile a diversi fattori (dall'uso di particolari farmaci, a scorrette abitudini di vita) che possono aver alterato i risultati.

PSA

Il PSA (Antigene Prostatico Specifico) è una glicoproteina presente nel sangue sia in forma libera (PSA libero) che legata alla alfa-1-antichimotripsina. La sua funzione primaria è quella di fluidificare lo sperma nel momento della eiaculazione. I livelli sierici di PSA possono essere elevati per aumentata produzione in caso di ipertrofia prostatica benigna (IPB) ad elevata componente ghiandolare, nei pazienti con patologie infiammatorie prostatiche, a seguito di aumentata vascolarizzazione, e in presenza di adenocarcinoma prostatico. Come spesso accade anche per altri parametri di laboratorio, il PSA non costituisce un marcatore ideale poiché sono frequenti pazienti affetti da IPB con livelli sierici di PSA al di sopra della norma e pazienti affetti da patologia neoplastica maligna che presentano normali valori di PSA sierico. Occorre precisare che il dosaggio del PSA non è raccomandabile quale test di screening nella popolazione generale poiché esso non rappresenta un marker tumorale specifico ma organo specifico e numerose condizioni patologiche benigne possono determinarne un incremento; inoltre bassi valori di PSA non sono necessariamente indice di assenza di patologia maligna.

Uroflussimetria

E' un esame che misura la quantità e la velocità dell'urina emessa durante la minzione tracciando l'andamento del flusso urinario nel tempo. I parametri presi in considerazione sono il tempo di attesa (ovvero il tempo tra l'inizio dell'esame e l'inizio dell'emissione di urina), il tempo di flusso (ovvero la durata totale della minzione), il flusso massimo in ml/s, il tempo per arrivare al flusso massimo, il flusso medio, il volume vuotato. Da questi valori e dall'andamento del grafico l'urologo può verificare il buon funzionamento dell'apparato urinario oppure ipotizzare problemi di tipo ostruttivo o imputabili ad un'anomala contrazione della vescica durante la minzione. Di per sé i dati rilevati da una singola uroflussimetria non dovrebbero essere sufficienti per scopi diagnostici e in caso di valori fuori dalla norma la prova dovrebbe essere ripetuta. Inoltre, c'è da tener conto della possibile tensione del paziente durante l'esame che potrebbe falsarne i risultati, anche semplicemente per il fatto di dover urinare in un ambulatorio medico alla presenza dello specialista. Per ovviare a tutti questi inconvenienti si può effettuare la cosiddetta uroflussimetria domiciliare, utilizzando per due o tre giorni un apposito strumento portatile in casa propria e in tutta tranquillità: in questo modo si può registrare un elevato numero di minzioni che verranno poi valutate e mediate dallo specialista. Lo strumento viene messo a disposizione dal centro diagnostico o dallo stesso specialista in urologia. Un risultato dubbio o sfavorevole dell'uroflussimetria dovrebbe comunque essere confermato da ulteriori esami più specifici come l'uretrocistografia retrograda e minzionale o l'esame urodinamico. L'unica ovvia preparazione da fare per l'uroflussimetria consiste nell'arrivare all'esame con la vescica piena.

Ecografia sovrapubica e transrettale della prostata

L'ecografia è una tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo con l' utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni non udibili dall'orecchio umano) che attraversano i tessuti. Il principio su cui si basa l'ecografia è lo stesso usato dai sonar delle navi per localizzare i sottomarini. In pratica, la sonda invia impulsi di onde sonore nel corpo; queste onde sonore in parte vengono riflesse creando echi che a loro volta vengono trasformati in immagini sul monitor dell' ecografo. L'ecografia addominale nello studio della prostata serve per una valutazione della volumetria della prostata stessa e delle vescicole seminali, ma non è in grado di dare informazioni sulla struttura. Il paziente deve presentarsi all'esame con la vescica piena, assumendo un'elevata quantità di liquidi nelle due ore precedenti l'esame.

L'ecografia transrettale risulta invece di maggiore utilità, consentendo un accurato esame volumetrico e strutturale della ghiandola prostatica e delle vescicole seminali in tempo reale. L'esame viene effettuato inserendo una sottile sonda all'interno dell'ano dove, la sottile separazione tra la parete rettale e la prostata consente una facile esplorazione della ghiandola. L'esame può essere effettuato in fase basale (senza urinare) o in fase dinamica (durante la minzione); nel secondo caso possono essere valutati anche il grado di apertura degli sfinteri vescicali e la distensione dell'uretra. In fase acuta viene spesso osservato un aumento volumetrico, edema, focolai ascessuali con materiale corpuscolato all'interno. In fase cronica si osservano invece un'alternanza di zone ipoecogene ed iperecogene (cosiddetto aspetto a pepe e sale), in quanto si alternano aree infiammate e non, con frequente associazione di micro e macrocalcificazioni. L'ecografia transrettale può essere effettuata anche in fase doppler, cioè mediante sonde collegate ad apparecchi dotati di un software per la valutazione del flusso arterioso; la fase acuta è evidenziabile con un aumento della vascolarizzazione della ghiandola (iperemia ghiandolare), mentre nella fase cronica gli aumenti di vacolarizzazione si osservano solo nei momenti di riacutizzazione. L'esame risulta scarsamente invasivo e di facile sopportazione da parte del paziente; tuttavia può essere fastidioso se effettuato in fase acuta o in pazienti che presentano delle ragadi anali.

Uretrocistografia retrograda e minzionale

Consiste in una valutazione radiologica della vescica e dell'uretra previa instillazione di un apposito mezzo di contrasto. Nella prima fase (detta anche ascendente o retrograda) viene applicato un piccolo catetere nell'uretra per pochi cm, ovvero quanto basta a veicolare il mezzo di contrasto che, se necessario, all'inizio viene lentamente spinto dal radiologo tramite un'apposita pompa (successivamente scenderà da solo da una flebo posta ad un'altezza opportuna). Una volta che il liquido di contrasto ha riempito la vescica, vengono eseguite le prime radiografie. Successivamente si invita il paziente ad urinare in maniera da riprendere anche l'apertura del collo vescicale durante la minzione. L'esame non necessita di alcuna preparazione e non è doloroso, tutt'al più può risultare leggermente fastidioso durante l'introduzione del catetere. E' ovviamente un'indagine che si effettua in caso di marcata sintomatologia ostruttiva confermata da un esito sfavorevole dell'uroflussimetria.

Cistoscopia

La cistoscopia è un'esame endoscopico eseguito con uno strumento denominato cistoscopio attraverso il quale è possibile esplorare l'uretra e la cavità vescicale. La cistoscopia è fondamentale nella diagnosi e nel controllo di alcune malattie della vescica, in primo luogo dei cosiddetti papillomi o polipi vescicali. L'urologo può richiedere questo tipo di esame in pazienti che presentano ematuria, sintomi ostruttivi o che hanno subito particolari traumi perineali. Tale esame risulta invece di scarso interesse nella valutazione di pazienti affetti da prostatite, in quanto non fornisce valide informazioni. L'esame viene effettuato all'interno di una struttura ospedaliera. Al paziente viene fatta svuotare la vescica, dopodiché il cistoscopio viene inserito all'interno dell'uretra con l'ausilio di un anestetico locale. Con questo esame l'urologo può esaminare attentamente tutto il percosrso dell'uretra e della cavità vescicale, verificando l'idoneotà delle pareti, la dimensione, la forma ed eventuali ostruzioni. L'esame normalmente dura tra i 5 e i 20 minuti. Una volta che il cistoscopio viene rimosso, il paziente può avvertire un po' di dolore e bruciore all'uretra, che tende ad esaurirsi nelle successive 48 ore.

Urodinamica e videourodinamica

Lo studio urodinamico può essere definito come "l'elettrocardiogramma della vescica". E' un esame non doloroso che ci consente di indagare alcune alterazioni minzionali. Questo esame consiste nella misurazione delle pressioni all'interno della vescica durante la fase di riempimento e di svuotamento, mediante degli appositi sottili cateteri che vengono posizionati in vescica. Le pressioni così registrate vengono tradotte sotto forma di tracciati, la cui interpretazione consente di capire esattamente come funziona la vescica. Per il riempimento della vescica e per la rilevazione della pressione endovescicale vengono utilizzati cateteri molto sottili, inoltre di solito si applica anche una sonda rettale che permette di tenere conto del contributo dovuto alle pressioni esercitate dall'addome. Nella fase di svuotamento il paziente viene invitato ad urinare in un flussometro. L'esame non necessita di alcuna preparazione (talvolta viene consigliata una blanda profilassi antibiotica) e non è doloroso, tutt'al più può risultare leggermente fastidioso durante l'introduzione dei cateteri.

L'evoluzione più moderna dello studio urodinamico è rappresentato dalla videourodinamica che ci consente di avere un'immagine radiologica della vescica contemporaneamente alla registrazione delle pressioni vescicali. Possiamo così non solo interpretare i tracciati registrati, ma vedere direttamente come si riempie, come si contrae e come si svuota la vescica. La videourodinamica è il solo esame che consente la contestuale valutazione morfologica e funzionale del basso apparato urinario. Tale peculiarità rappresenta in alcune condizioni più complesse un requisito indispensabile per diagnosticare e studiare una disfunzione. La videourodinamica è infatti considerata lo studio di riferimento ("gold standard") per le disfunzioni vescico-sfinteriche in generale, ma in particolare rappresenta la metodica insostituibile per alcune condizioni disfunzionali più complesse. L'esecuzione di questo esame dovrebbe essere presa in considerazione quando la diagnosi resta ancora non ben definita dopo le valutazioni cliniche, la diagnostica per immagine e funzionale, quando esiste una discrepanza tra i dati clinici ed urodinamici o ancora quando si registra l'insuccesso di una terapia la cui indicazione era basata su metodi di diagnosi meno precisi.
 
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